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JEFF BUCKLEY

Jeff Buckley

Jeffrey Scott Buckley, meglio conosciuto semplicemente con il nome Jeff Buckley, nasce ad Anaheim, Orange County, in California, il 17 Novembre del 1966. Cantautore e chitarrista di straordinario talento, è figlio del cantante Tim Buckley e dalla violoncellista Mary Guibert. Il padre di Jeff lascia la madre quando lui è molto piccolo per seguire i suoi sogni di gloria nel mondo della musica. Tim Buckley parte, infatti, alla volta di New York per trovare lavoro e dedicarsi completamente alla musica. La madre di Jeff, Mary, si risposa quasi immediatamente con Ron Moorhead.

Jeff impara a suonare la chitarra da piccolissimo, quando ha circa sei anni, e da allora non se ne separerà mai più. La chitarra diventa il suo grande amore e per coltivare questa sua passione innata decide di frequentare il “Guitar Institute of Technology” di Los Angeles. Jeff si diploma presso questo Istituto nel 1985. Nonostante il trauma subito dopo l’abbandono del padre, all’età di tredici anni il giovane Jeff sceglie come suo nome d’arte il suo primo nome accompagnato dal cognome del padre, diventa per tutti Jeff Buckley.

Jeff inizia a comporre dei pezzi: scrive e canta delle canzoni originalissime e dotate di una sorprendente profondità. Ben presto viene notato da  Hal Willner, un produttore musicale che, impressionato dalla sua maturità artistica, gli propone di esibirsi alla manifestazione chiamata “Greetings from Tim Buckley” presso la St. Ann’s Church di New York.

Dopo questa prima esperienza newyorchese, Jeff prepara la valigia con il proposito di trasferirsi proprio a New York, città in fermento e ricca di buone occasioni. Questa è una fase fondamentale della carriera di Jeff Buckley perché a New York conosce il chitarrista Gary Lucas. Lucas, già collaboratore di Frank Zappa, lo invita a prendere parte ad un progetto di sua ideazione, i “Gods & Monsters”, un gruppo di genere rock-blues con formazione variabile. Con la collaborazione di Gary Lucas, Jeff Buckley compone due perle come “Mojo Pin” e “Grace”, brani che sin da subito dimostrano la completezza e la maturità di un cantautore appena agli esordi.

Il percorso musicale di Buckley si avvia verso la grande occasione. Jeff con la collaborazione del chitarrista Steve Berkowitz, che si occupa del mixaggio, incide il suo primo disco, un EP intitolato “Live at Sin-é”, pubblicato nell’Agosto del 1993. Il titolo si riferisce al “Sin-é”, un locale nel quale il cantautore era solito suonare agli inizi. Proprio Steve Berkowitz lo introdurrà nel mondo della grande discografia. Nel 1992, infatti, grazie alle ottime referenze presentate dall’amico, Jeff ottiene un contratto con l’etichetta discografica “Columbia Records”.

Jeff parte per un tour negli Stati Uniti ed in Europa dove suona, tra gli applausi e l’entusiasmo di critica e pubblico, in Inghilterra, in Olanda ed in Francia. Subito dopo la tournée, Buckley si chiude nello studio di registrazione e nel 1994 pubblica il suo capolavoro, “Grace”. L’album è ancora oggi considerato uno dei migliori dischi di tutti i tempi. “Grace” ha ottenuto numerosi premi di alto livello tra i quali il “Gran Prix International Du Disque dell’Academie Charles CROS”.

Suonando i pezzi di “Grace” parte per un nuovo tour che lo porta anche in Italia. Gli show nella penisola sono tre: il 16 settembre 1994 a Milano, il 17 febbraio 1995 a Cesena e il 15 luglio 1995 a Correggio. In quest’ultima data sembra esserci lo zampino di Luciano Ligabue che lo richiede instancabilmente fino ad ottenere questa esibizione nella sua città, Correggio.

Nei due anni successivi Jeff torna di nuovo in studio con il proposito di comporre nuovi pezzi. “My sweetheart the drunk” è il titolo pensato per il secondo lavoro che, però, non vedrà mai la luce. Buckley non riesce a comporre e a trovare soddisfazione in quello che lui ed i suoi musicisti producono. Alla fine di un periodo infertile, Jeff manda via i suoi musicisti, chiedendo di essere lasciato da solo a Memphis per lavorare in concentrazione e solitudine ai nuovi brani.

Le tracce abbozzate incise per il secondo album, mai terminato e mai pubblicato, verranno utilizzate più tardi per un doppio CD, “Sketches for: My Sweetheart the Drunk”, contenente tutti i demo relativi a questa fase improduttiva ed insoddisfacente per Jeff Buckley.

Il 29 maggio del 1997 Jeff è con un amico sulla strada per l’aeroporto di Memphis. I due dovrebbero andare ad aspettare l’arrivo dell’aereo con i musicisti della band di Buckley ma, essendo molto in anticipo (quasi un’ora), decidono di fermarsi sulle rive del fiume Wolf River, un affluente del Mississippi. Jeff entra nell’acqua e, senza preavviso, completamente vestito e con le scarpe, inizia a camminare nel fiume, allontanandosi dalla riva. L’amico assiste così alla morte di una delle personalità più significative ed anticonformiste della musica rock.

Il corpo senza vita di Jeff Buckley verrà ritrovato solo diversi giorni dopo, il 5 giugno del 1997, dalla polizia che lo cercava da decine di ore. Le cause di morte ipotizzate sono state diverse ma non esiste una versione definitiva: forse un mulinello creato dal passaggio di un’imbarcazione, forse le scarpe che gli hanno impedito di restare a galla, o forse altro.

A seguito della tragica morte del cantautore usciranno diverse riedizioni di “Grace” e molte raccolte e live show in formato CD, come “Mystery White Boy” (album postumo), “Live a l’Olympia”, “Live at Sin-é” (Legacy Edition).

Jeff Buckley era un musicista eclettico ma anche un ragazzo dalla personalità bizzarra. Alla sua vita sono riferiti alcuni aneddoti bizzarri che hanno contribuito alla nascita di un vero culto, paragonabile a quello sviluppato per altre star morte in giovane età come Kurt Cobain e Jim Morrison.

Jeff amava consumare i suoi pasti in un anonimo ristorante vietnamita di New York, dove nessuno lo conosceva. Il gestore, incuriosito dalla regolarità con la quale quel ragazzo si recava nel ristorante, decise di regalargli una maglietta con il logo del locale. Jeff non si fece pregare per indossarla ed un giorno, mentre usciva con il logo del locale stampato sul petto ed un paio di porzioni di cibo “take away”, fu riconosciuto da un suo fan. Il ragazzo, alquanto stupito, entrò nel ristorante affermando entusiasta: “Complimenti, far fare alle celebrità da fattorini vi porterà un sacco di successo!”.

Un altro simpatico aneddoto riguarda la straordinaria voce del cantautore, dotata di una grande estensione e versatilità. Mentre si trovava in un bar di Memphis, Jeff mise una moneta nel juke-box per ascoltare un brado di Whitney Houston. Senza pensarci, iniziò a canticchiarla a bassa voce, attirando l’attenzione della cameriera che, ghignando e senza avere la minima idea di chi fosse, gli disse: “Hey ragazzo, quella è Whitney: ci vuole una voce cazzuta per cantarla!”.

Jeff Buckley è noto ai più per la sua brillante e disperata cover della canzone “Hallelujah”, scritta ed interpretata in originale da Leonard Cohen. Il brano è stato pubblicato anche come singolo, nel 2007, ed ha raggiunto la posizione numero due delle classifiche del Regno Unito.

Discografia essenziale.

1993 – Live at Sin-é
1994 – Grace
1995 – Live from the Bataclan
1995 – Eternal Life
1998 – Sketches for My Sweetheart the Drunk
2000 – Mystery White Boy
2001 – Live À L’Olympia
2002 – Songs to No One 1991–1992
2002 – The Grace EPs
2003 – Live at Sin-é (Legacy Edition)
2004 – Grace (Legacy Edition)
2007 – So Real: Songs from Jeff Buckley
2009 – Grace Around The World
2009 – Live At King Theater, Seattle, 7/5/1995

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